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Milano Cortina 2026. Sono davvero le Olimpiadi più sostenibili della storia”?

  • Acciaro e Parodi
  • 17 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Riuso, rinnovabili e sponsor fossili: il difficile equilibrio tra ambizione verde e limiti climatici alle Olimpiadi.


People walk on grass with large white Olympic rings painted. Trees surround the area. Bright, sunny day. No visible text.

Milano Cortina 2026 è, almeno sulla carta, uno dei tentativi più importanti di rendere sostenibili dei Giochi olimpici. Ma definirle “le Olimpiadi più sostenibili della storia”, come a loro volta erano state definite quelle di Parigi 2024 e, prima ​​ancora, di Pechino 2022, significa descrivere un obiettivo ambizioso più che una realtà già pienamente raggiunta.  


Tra le iniziative più rilevanti, gli organizzatori rivendicano una forte riduzione delle nuove costruzioni, con un utilizzo fino all’85% di strutture preesistenti. A questo si affianca l’impegno a utilizzare elettricità proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili per gli impianti e le strutture operative, il riuso di 20.000 arredi provenienti da Parigi 2024 e, in generale, una strategia ispirata all’economia circolare, che punta a massimizzare il riciclo di rifiuti e imballaggi. 


Un altro elemento di innovazione riguarda la misurazione degli impatti: Milano Cortina ha messo a punto indicatori su emissioni, consumo d’acqua, rifiuti ed eredità sociale, facendo riferimento a standard internazionali e coinvolgendo enti terzi nella valutazione. L'obiettivo dichiarato è costruire Giochi che si adattino ai territori ospitanti, limitando grandi opere permanenti e garantendo benefici duraturi per le comunità locali e il turismo montano.


Dietro queste promesse, però, restano criticità molto concrete, a partire dalla neve artificiale e dall’uso di risorse idriche in un contesto alpino già fragile. Secondo una stima della Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi (Cipra), i cannoni per l’innevamento artificiale delle piste preleveranno fino a 98 litri d’acqua al secondo dal torrente Boite. «È un dettaglio tecnico – spiega Vanda Bonardo, presidente di Cipra Italia – ma anche una metafora potente. Celebriamo l’evento sportivo più legato all’idea di natura e di freddo, producendo artificialmente ciò che dovrebbe esserne il presupposto naturale. Sono le Olimpiadi della neve nell’epoca in cui la neve manca».


A pesare sull’immagine “verde” di Milano Cortina ci sono poi le sponsorizzazioni, soprattutto quelle legate ai combustibili fossili. Tra i partner principali compaiono gruppi come Eni e altre realtà ad alto impatto climatico, contestati da organizzazioni ed associazioni ambientaliste. Una recente analisi ha stimato che gli accordi con Eni, Stellantis e ITA Airways possano generare emissioni aggiuntive nell’ordine di 1,3 milioni di tonnellate di CO₂, pari a un aumento di circa il 40% rispetto all’impronta diretta stimata dell’evento, amplificando l’impatto climatico complessivo.


Milano Cortina 2026 è quindi un laboratorio importante: mostra che riuso degli impianti, energia rinnovabile e misurazione trasparente degli impatti sono possibili e possono diventare la nuova normalità di eventi di questa portata. Allo stesso tempo restano aperte numerose sfide. che dimostrano come non basti dichiarare un’Olimpiade “la più sostenibile di sempre” se il modello economico e climatico di fondo rimane sostanzialmente immutato

Non possiamo più permetterci grandi eventi che non mettano al centro il Pianeta, il clima e i limiti ecologici. L’obiettivo di essere le Olimpiadi più sostenibili della storia appare ambizioso, ma dovrebbe rappresentare solo il punto di partenza, non di arrivo.

 
 
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