Stiamo proteggendo a sufficienza il suolo in Italia?
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
Il consumo di territorio nel nostro Paese continua, con effetti che stiamo già pagando oggi e che peseranno ancora di più sul nostro futuro.

Avete presente l’espressione “mi manca la terra sotto i piedi”? Beh, si sta trasformando da metafora a realtà. In Italia, infatti, continuiamo a perdere suolo - e questo avviene molto, troppo, velocemente.
Secondo il nuovo Rapporto ISPRA 2025 sul consumo di suolo, nel 2024 sono stati trasformati quasi 84 km² di territorio naturale o agricolo in nuove superfici artificiali. È il dato più alto registrato negli ultimi anni. In altre parole: ogni secondo, in Italia, spariscono circa 2,7 metri quadrati di suolo sotto cemento, asfalto, capannoni, strade e infrastrutture.
E il problema non è solo paesaggistico. Quando un terreno viene impermeabilizzato, perde gran parte delle sue funzioni naturali: assorbire acqua, regolare la temperatura, immagazzinare carbonio, sostenere biodiversità e agricoltura. È per questo che il consumo di suolo è sempre più legato anche al dissesto idrogeologico e agli effetti estremi del cambiamento climatico.
Il paradosso è evidente: mentre gli eventi climatici intensi aumentano, continuiamo a ridurre la capacità del territorio di assorbire piogge e mitigare gli impatti ambientali.
A trainare la trasformazione del suolo sono soprattutto logistica, grandi poli commerciali, infrastrutture ed espansione di aree industriali. Un modello che continua a occupare nuovo spazio invece di recuperare quello già compromesso o abbandonato.
Oggi le superfici artificiali coprono oltre il 7% del territorio nazionale, ben sopra la media europea. E il dato diventa ancora più impressionante osservando alcune aree del Nord Italia, dove urbanizzazione diffusa e frammentazione del paesaggio stanno modificando profondamente interi ecosistemi.
E qui emerge una delle contraddizioni più forti del tema: continuiamo a costruire nuovo territorio mentre parte di quello già urbanizzato viene abbandonato.
Ma il consumo di suolo non è solo una questione urbanistica. È una questione ambientale, climatica e persino culturale. Perché ogni metro di terreno che perdiamo oggi significa meno capacità di proteggerci domani: dalle alluvioni, dal caldo estremo, dalla perdita di biodiversità. E perché un giorno potremmo trovarci davvero “senza terra sotto i piedi”.


